Brian Eno



album in pagina:

- Another Green World
-
The Drop

- The Pearl
(with Harold Budd)
- My Life In The Bush Of Ghosts
   (with David Byrne)

- The Plateaux Of Mirror
  
(with Harold Budd)

- Wrong Way Up (with John Cale)
- Nerve Net
-
On Land
-
Apollo
-
Thursday Afternoon
- Music For Film III
- Music For Film
- Neroli
- After The Heat
- Cluster & Eno
- Before And After Science
- Another Day On Earth

- Taking Tiger Mountain
- Small Craft On A Milk Sea
  
(with Jon Hopkins and Leo Abrahams)
- Lux
- The Ship


collabora in:

- Bright Red/Tightrope
- The Ungly One With The Jewels

  (Laurie Anderson)

- Hybrid
  (Michael Brook)

- Heroes
- Lodger
- Low

  (David Bowie)

- The Pavillon Of Dreams
  (Harold Budd)


- The Catherine Wheel
  (David Byrne)

- Slow Dazzle
- Helen Of Troy
- Words For The Dying

  (John Cale)

- Rain Dances
  (Camel)


- The Equatorial Stars
   (Robert Fripp)


- The Lamb Lies Down On Broadway
  (Genesis)


- Tracks And Traces
  (Harmonia)

- Dream Theaory In Malaya
- Flash Of Spirits
- Possible Music

- Power Spot
  (Jon Hassell)

- Diamond Head
- Listen Now!

  (Phil Manzanera)

- Little Red Record
  (Matching Mole)

- Undark One Strange Familiar
  (Russell Mills)

- The End
  (Nico)

- Faith And Courage
 
(Sinead O'Connor)


- For Your Pleasure
- Roxy Music
  (Roxy Music)

- Remain In Light
- Fear Of Music
- More Songs About Building And Food

  (Talking Head)


- The Unforgettable Fire
- Zooropa
 
(U2)


- Cuckooland
- Ruth Is Stranger Than Richard
- Shleep

  (Robert Wyatt)

- Quadri + Chromies
  (Hector Zazou)




Non-musicista? Oh si, se la musica è, come accade nell'ordine dell'abitudine, sistema di regole fisse, di sensi unici, di posti di blocco che occludono, immobilizzano, sezionano, sanzionano. Non-musicista nel senso di Eric Satie o in quello di John Cage. Inventore, dunque; progettista di situazioni nelle quali il suono possa accadere, procedere da sè, vibrare di vita propria. Questa l'appassionante frequenza su cui si è installato Brian Eno, prodigioso prefiguratore che coniuga una sensibilità estetica di raffinato sapore settecentesco con un istinto stralunato per le vibrazioni della metropoli elettronica.

Eno, dunque, sceglie di chiamarsi fuori da qualunque ordine normativo o "altro" che sia. Coglie il limite mortale della filosofia rock nella sistematica riduzione di ogni tendenza inventiva nelle pillole di una formula (perfino Jim Morrison, Jimi Hendrix, Patti Smith, hanno contratto il contagio). E opera allora un decisivo mutamento di scenario: non - si badi bene - una semplice rottura, una trasgressione. Uno spostamento, piuttosto: la scelta di un'angolazione che, situata fuori da orbite già codificate, offra una visuale più nitida della realtà e spalanchi orizzonti inediti e ineludibili.

Strategie ubique: così, con seducente effetto prospettico, Eno battezza questa pratica espansiva. E che Eno dia spessore e ali un'appassionante figura di musicsta traversale, lo attesta ogni particella del suo universo polimorfe. Se è vero che - come dice Borges - "il fatto estetico non può prescindere da qualche elemento di stupore... stupirsi a memoria è difficile", Eno visibilmente annoiato dalla piatta confermazione del paesaggio sonoro, muove dunque verso spazi inesplorati, dove limiti e steccati fra uno stile e l'altro smettono di esistere. Ricomporre l'universo sonoro, dunque: ricomporlo nel solo modo emozionante, quello della possibilità.

Tanta apertura non si traduce - non soltanto - nella semplice somma pop+contemporanea, energia comunicativa+raffinata cultura (due mezze verità, comeè noto, non danno luogo a nulla di buono...). No, Eno tende irriducibilmente più in alto, verso una musica ancora più indeterminata, fluida, ariosa. Verso gli imprevedibili scenari dell'infinitezza. Da una parte, dunque, distende risonanze e climi di vertiginosa spazialità, dall'altra mette in circolazione una molteplicità percettiva ed espressiva, formale e linguistica (intuendo sulla soglia degli anni Ottanta, nel mezzo della mutazione elettronica, ogni esperienza sensoriale non può non essere pluridimensionale).

In questa pratica di ubiquità, Eno è dunque, di volta in volta, musicista e non-musicista, stratega e fiancheggiatore, inventore visionario e beffardo masticatore di banalità, discreto collezionista di eventi e improbabile divo della soversione. Sul fronte della canzone - dagli esordi con i Roxy Music inquietanti e kitsch alla didattica dell'ambiguità di
Taking Tiger Mountain, dalle dritte per i soft punk Talking Heads alla sofisticata "linea di massa" con David Bowie - Eno mescola con impagabile malizia luci e ombre, evidenza e magia, superficie e profondità. Con gli sperimentatori più selvaggi e spasmodici del nuovo rock (Teenage Jesus, DNA, Mars, Contorsions, fino ai Devo stessi), Eno istiga all'eccesso, orientando verso la deliranza del suono la forsennata tensione delle bande metropolitane. Ma dove Eno dispiega fino alla vertigine la trama della possibilità, è innanzitutto dando respiro alla musica per ambienti: un lavoro di prodigiosa sensibilizzazione del suono che, partito dalle cospirazioni con Robert Fripp e transitato per le preziose intensità sperimentali della Obscure, è momentaneamente sfociato nelle sublimi immaginiFor Films e For Airport. Dove tecnica, ironia, cultura, dove la potenza stessa della macchina elettronica sono certamente persenti ma accuratamente dissimilate, perchè è altrove che questa musica manifesta la sua intensità inventiva: è nella sensibilità per il suono, nella passione per la forma, nell'istinto sperimentale. Dove, cioè, la musica esce dallo spettacolo ed entra nell'esistenza, esce dall'ordine cadaverico della rappresentazione ed entra nel patchwork della trasformazione.

Qui, in una musica stupendamente inestricabile dal soffio della vita stessa, Brian Eno trasporta finalmente il gusto aristocratico sullo scenario dell'immaginario collettivo.

Franco Bolelli da Musica 80 N° 2 marzo 1980


- Another Green World
(1975) Eg egcd 21- cd

1. Sky Saw 3.25 - 2. Over Fire Island 1.49 - 3. St. Elmo's Fire 2.56 - 4. In Dark Trees 2.29 - 5. The Big Ship 3.01 - 6. I'll Come Running 3.48 - 7. Another Green World 1.28 - 8. Sombre Reptiles 2.26 - 9. Little Fisches - 10. Golden Hours 4.01 - 11. Becalmed 3.56 - 12. Zawinul/Lava 3.00 - 13. Everything Merges With The Night 3.59 - 14. Spirits Drifting 2.36

Musicians:
Brian Eno, Phil Collins, Percy Jones, Paul Rudolph, Red Melvin,
John Cale, Robert Fripp, Brian Turrungton

Produced by Brian Eno and Rhett Davies

Non più "sound designer" dei leggendari Roxy Music e non ancora profeta dall'ambient music. Così il primo Brian Eno solista, che pubblicò quattro dischi destinati a fare scuola.
Di quel poker stupefacente, la carta migliore, insieme al successivo
Before And After Science, resta il terzo della serie, che nel titolo allude a "un altro mondo verde". E un po' un altro mondo suonavano allora le musiche che ne facevano parte.
Ancora scritte nella forma canzone, erano però rimodellate secondo i canoni del progressive (
St. Elmo's Fire, Golden Hours, I'll Come Running), e prossime all'approdo ambientale (The Big Ship, Sombre Reptiles, Becalmed).
Presagi dei suoni che avrebbero preso forma in quel futuro che ora chiamiamo presente.
Alberto Campo da Musiche di Repubblica n° 417 20 maggio 2004

- The Drop

(1997) All Saints ascd 32 - cd

1. Slip, Dip - 2. But If - 3. Belgian Drop - 4. Cornered - 5. Blcok Drop - 6. Out/Out - 7. Swanky - 8. Coasters - 9. Blissed - 10. M.C. Organ - 11. Boomcubist - 12. Hazard - 13. Rayonism - 14. Dutch Blur - 15. Back Clack - 16. Dear World - 17. Iced World

Brian Eno solo

Produced by Brian Eno
Cover by Brian Eno

Sembra che il "non-musicista" Brian Eno sisia, almeno per il momento, ritirato dalla mischia confinandosi a San Pietroburgo e da lì si manifesti affidandosi come suo solito alla tecnologia. Il che ai nostri giorni significa le autostrade elettroniche di Internet. Manda però anche segnali della sua arte con questo The Drop: un diligente compitino con il quale ricorda quali effetti potessero accendere le composizioni di indirizzo strumental-ambient delle sue prime opere.
Quella materia infatti, è rivisitata con un lavoro lieve, quasi artigianale, lasciandoci verificare quanto ancora riesca a impressionare la forza delle inziali intuizioni. E le brevi composizioni di
The Drop riescono non solo ad incantare tutte, ma alcune davvero a turbare - con quel magnetismo innato nel musicista inglese, che nella conclusiva Iced World dimostra come anche discretissime drum machine, se reiterate per 33 minuti, possano far sbocciare florilegi ambientali fra i più puri.
Lunga vita al Re!
Antonello Antonelli da World Music n° 28 settembre 1997

- The Pearl
with
Harold Budd
(1984) Eg eged 37 - vinile

1. Late October 4.42 - 2. A Stream With Bright Fish 3.55 - 3. The Silver Ball 3.23 - 4. Against The Sky 4.46 - 5. Lost In The Humming Air 4.02 - 6. Dark-eyed Sister 4.39 - 7. Their Memories 3.52 - 8. The Pearl 3.08 - 9. Foreshadowed 3.47 - 10. An Echo Of Night 2.26 - 11. Still Return 4.19

Musicians:
Brian Eno,
Harold Budd

Produced by Brian Eno and Daniel Lanois
Recorded at Bob and Dan Lanois Studio in Canada
Cover by Russell Mills

(...) Ancora una volta l'incanto si compie, la musica dell'ambiente si espande, assorbe l'essere umano in un vortice magico di templi e maree. Harold Budd e Brian Eno dipingono orizzonti nei labirinti onirici della quiete notturna. Note di piano, assemblate in lievissimi marchingegni volanti, vibrano nell'eco inquietante di vaporose correnti elettroniche. I riflessi della perla solcano i fondali, innamorano i giganti oceanici, sorridono abissali dolcezze alle più inquiete iridi umane. La musica e l'anima, e poi l'anima si avvicina alla mente.
Ognuno con sensibilità e colori per dare significato a tutto ciò che non può essere descritto, ma può suscitare reazioni emotive profondissime e affascinanti. Eno e Budd sono impegnati da anni in questo tipo di espressione, eppure i loro brani paiono comparire dal nulla acustico come spettri evanescenti di realtà isolanti, improvvise, irripetibili. La musica della perla è colonna sonora di continue riflessioni; non trascina, ma sospinge e sostiene, culla il ricordo e stimola i processi mentali, i trasporti emotivi, i limpidi slanci di tranquilla introspezione. La perla immobile nel palmo della mano sembra un piccolo mondo lontano: è popolata di affetti, di sconfinate speranze, di angoli bui dimenticati dalla luce e dimenticati della propria esistenza. Piccolo grande mondo, carezzato da ondate di musica indefinita, dolcemente eterna nelle sue metamorfosi di prospettiva e armonia.
Bellissimo disco.
Alessandro Calovolo da Rockerilla n° 50 ottobre 1984

- My Life In The Bush Of Ghosts
with
David Byrne
(1981) Eg 2311 060 - vinile

1. America Is Waiting - 2. Mea Culpa - 3. Regiment - 4. Help Me Somebody - 5. The Jezanel Spirit - 6. Qu'ran - 7. Moonlight In Glory - 8. The Carrier - 9. A Secret Life - 10. Come With Us - 11. Mountain Of Needless

Musicians:
Brian Eno,
David Byrne, John Coolsey, Chris Franz, Dennis Keeley, Mingo Lewis, Praire Prince, Jesse Rorsey, Bill Laswell, Steve Scales, Tim Wright, David Van Tieghem

Produced by Brian Eno and David Byrne
Cover by Brian Eno

Ogni tanto capitano situazioni in cui si corre il rischio di esagerare. Questa può essere una di quelle: i due signori godono di fama che conta, sono conosciuti ed apprezzati e si sono d'altra parte dimostrati sempre riluttanti ad intrapprendere direzioni compromissorie; celebrati ed intergerrimi (o quasi), un binomio raro. Se questo non bastasse c'è poi la musica, talmente "altra" nella sua essenza e così scarna e lucida nelle'sposizione, priva com'è di concessioni a manierismi di sorta; sembra che tutto congiuri per indurre all'esagerazione. Cadere in questo tranello? Esagerare i toni quindi? Va da sè che comunque la si prenda è difficile riuscire ad adottare criteri che appartengono al raziocinio e non piuttosto all'entusiasmo. Forse My Life In The Bush Of Ghosts è davvero entusiasmante, almeno tanto quanto lo si aspettava; il segreto sta forse proprio nella relazione fra queste aspettative ed il loro soddisfacimento, da BRian Eno e David Byrne si attendeva un contributo importante e significativo a questo "work in progress" che è la ridefinizione del perimetro in cui inscrivere la musicalità contemporanea ed il loro intervento c'è stato: brillante, lucido e pioneristico nella misura giusta, quella che si poteva auspicare.
Si può quindi considerare fin ora questo lavoro, più ancora che un "manifesto di intenzioni", un vero e proprio prototipo di musica moderna, tale è la sua forza sincretistica. Già nel suo divenire cronologico è stato possibile ricavare questa impressione: si intuiva come inizialmente il baricentro dell'opera fosse spostato a favore di alcune intuizioni di Eno; la prima stesura riprendeva infatti alcuni suggerimenti della così detta "musica del quarto mondo" (formula espressa da Jon Hassell per definire la sperimentazione di possibili relazioni incrociate fra la musica occidentale e quella del terzo mondo); di questi insegnamenti hasselliani pare che Eno avesse fatto tesoro e lo si avverte distintamente nei quattro brani "saltati" nel passaggio da "demo" a prodotto discografico. (...)
In ogni caso si tratta si tratta di pezzi che nascono dal medesimo ceppo ispirativo pur articolandosi secondo modalità differenti: lente ed ipnotiche le prime due, più agili le altre, vicinissime concettualmente alla musica araba. Ma questa prima stesura peccava forse proprio di questa lettura acritica dell'intuizione hasselliana ed appariva quindi un po' impacciata nel complesso, ma più ancora di questo si segnalavano indizi di poca coesione fra un frammento e l'altro, soffrendo probabilmente l'assenza di un filo conduttore. L'ultima fase di messa a punto, svoltasi a San Francisco nell'agosto dell'anno passato, ha però chiarito i lineamenti di questo lavoro, donandogli omogeneità, smussandone le asperità, offrendogli un suo equilibrio ed assegnadoli, innanzi tutto, un filo conduttore.
Viene infatti alla luce un vero e proprio studio antropologico sulla voce umana: degli undici brani scelti, ben dieci sono organizzati attorno a voci "casuali", colte nel loro ambiente, espunte e ricollocate in questo ambito a loro inusuale; l'idea è quindi anche quella di rintracciare la musicalità celata fra le pieghe della vita quotidiana, organizzando perciò armonicamente suoni di solito finalizzati altrimenti.
Genio e sregolatezza: il gioco intelettualistico della bizzarria ed il vigore creativo del plasmare ad arte una materia prima grezzissima; ma non tutto si risolve in questa chiave, il mosaico è articolatissimo e si arricchisce dell'interporsi di frammenti di vita occidentale (il sermone di un reverendo, spezzoni di un dibattito radiofonico) ed afro-asiatica (una cantante di montagna libanese, un muezzin, la cantante egiziana) su di una trama musicale che è a sua volta ibrida, comprendendo sia la rilettura aggiornatissima della musica di colore operata da David Byrne che le ricerche etno-musicali di Eno e Hassell (una vera e propria presenza incombente la sua in questo lavoro). La struttura si presenta quindi più "aperta" rispetto alle realizzazioni precedenti del duo, tentando di conciliare fra loro elementi già citati in precedenza ma solo separatamente (
Houses In Motion da un canto e Listening Wind dall'altro per riferirsi a Remain In Light).
Mi sembra che sotto questo aspetto simbiotico il vertice più alto venga toccato in
Regiment, un pezzo firmato anche da "Busta" Jones (l'ex bassista dei Funkadelic); si addizionano qui con equilibrio perfetto il "dialetto" funky suggerito da Jones e Byrne ed il reperto, consistente in un canto di montagna libanese, dando forma e sostanza al concetto di musica "universale" tanto la sintesi di due linguaggi così difformi appare armonica. Altrove l'equilibrio viene raggiunto ad un livello meno alto, concedendo più spazio, di volta in volta, all'una o all'altra delle fonti ispirative, ma nulla in ogni caso è concesso alla "banalità" di un pezzo di matrice univoca; la fusione è tentata sempre e comunque. Spicca l'accento dei "già familiare" nelle nuove (rispetto alla stesura originale) Help Me Somebody (dove "l'estraneo" è addirittura un sermone radiofonico), Qu'ram, dense entrambe di umori funky e nell'incredibile The Jezebel Song, in cui attorno alla voce alterata di un esorcista (!?) viene architettato un ritmo tribale di pelle nerissima, quasi fosse il sostanziarsi dello spirito "dell'invasato". Più inclini alla filologia etnica si rivelano invece l'altro pezzo nuovo, Moonlight In Glory, The Carrier (dove ricompare Dunya Yusin, la cantante libanese) e Secret Life; queste ultime due riafferrano il bandolo della matassa già utilizzata in Listening Wind e agiscono quindi negli stessi emisferi, con cadenze ipnotiche fra scenari fuori dal tempo. Rimangono un po' laterali a queste due "mainstream" alcuni brani : Come With Us un esperimento impressionista in cui gruppi di suoni appaiono e scompaiono velocemente, America Is Waiting, aspro e scandito nel suo rincorrere una voce radiofonica inentelleggibile, decisamente il tassello più "occidentale" di questo mosaico, così simile in certe cose alle strategie complesse dei Cabaret Voltaire.
Ho lasciato non casualmente per ultimi due episodi "monumentali" per ragioni diverse:
Mea Culpa e Mountain Of Needless. Il primo è sagomato attorno ad un ecceso dibattito radiofonico, imbastito su di u vorticoso tappeto percussivo e mormorato con cadenze "raga"; si colora di un indefinibile fascino nel finale, modificandosi in minime variazioni tonali. Il secondo è "altrove", intento com'è alle "musiche possibili" di Hassell: fermo e contemplativo, riprende anche i fili delle esperienze "ambientali" di Eno. Due "perle" che potrebbero vivere autonomamente, ma qui è l'insieme che conta e l'insieme è alla fine assai omogeneo, i brani si dispongono secondo una logica rigorosa; mai rotture quindi, bensì una continuità fatta di piccoli e sottili cambiamenti; ma alla fine, sorprendentemente, ci si avvede che l'ampiezza del disegno è molto maggiore di quanto non si potesse supporre. Se da un lato viene dato spazio a questa dimensione contemplativa, di osservazione analitica del patrimonio etnico-musicale del mondo, dall'altro essa stessa viene superata e la collocazione di questo lavoro, nell'istante stesso in cui si manifesta, è già tutta proiettata nel domani: un vero e proprio nuovo indirizzo musicale viene abbozzato e si delinea la possibilità che si aprano nuove strade. E' lecito allora immaginare questi suoni come "musica di transizione" verso nuove forme ed è la stessa attenzione quasi scientifica che questo "workshop" applica nel drenare i suoni emergenti da altre culture che non siano quella occidentale che ne fa, probabilmente, fede. La tentazione di fughe in avanti è nel frattempo sviata con destrezza, attento cone è David Byrne a mantenere i legami con la realtà contemporanea, salvaguardando perciò la capacità di esprimersi in modo comprensibile: l'uso alternato di suoni e ritmi "diversi" e non, l'assorbimento nella musica di "rumori" quotidiani, mantengono unitario il discorso nel suo complesso e mettono in moto un linguaggio di sufficiente assimilabilità.
Un album, questo, che rasenta il limite della perfezione, raro come si dimostra nell'acume e nell'equilibrio; suoni che vivono fra il "prima" e il "dopo" la scienza: auspicio di futuro.
Alberto Campo da Rockerilla n° 12 marzo 1981

- The Plateaux Of Mirror
with
Harold Budd
(1980) Polydor 2335 205 - vinile

1. First Light 6.58 - 2. Steal Away 1.25 - 3. The Plateaux Of Mirror 4.09 - 4. Above Chiangmai 2.44 - 5. An Arc Of Doves 6.22 - 6. Not Yet Remembered 3.48 - 7. The Chill Air 2.09 - 8. Among Fields Of Crystal 3.24 - 9. Wind In Lonely Fences 3.50 - 10. Failing Light 4.32

Musicians:
Brian Eno and
Harold Budd

Produced by Brian Eno and J. Peter Schwalm
Cover by Brian Eno

Harold Budd già autore del vol. 10 del catalogo Obscure (The Pavillon Of Dreans) si ripresenta al fedelissimo seguito dell'ambient-people con quest'opera astratta ed articolata sulla variazione di minuscole cellule timbrico-crebrali.
Il titolo si riferisce all'assenza di azione, sostituita dall'evocazione di puri stati d'animo; il mito dell'inconoscibile viene qui ritrovato, liberando necessità interiori di bizzarria mnemonica. Brian Eno illumina il materiale sonoro, sul punto di diventare armonicamente terso e semplificato al massimo, ma non per questo gli fa assumere le tinte del disimpegno.
L'applicazione capillare di metriche invariabili, mai monotone, i veri e propri "ritratti sonori" che già tanto ci avevano affascinato, sono capaci di fondere il rigore ferreo della costruzione razionale con un gusto impessionistico del tutto particolare. La sensualità strutturale, il rincorrersi di segmenti armonici, la stratificazione dell'aggloremanto sonoro, il baluginare improvviso di rapidi disegni fluttuanti, la "naturalità" stessa dei compositori/esecutori, tutto questo serve a constatare una sempre maggiore spaziatura temporale, una calligrafia raffinata e minuziosa, che consente alle preziose sementi ambientali di prosperare ancora a lungo. Gli episodi più significativi:
First Light, The Plateaux Of Mirror, An Arc Of Doves, Wind In Lonely Fences.
Maurizio Bianchi da Rockerilla n° 8 novembre 1980

- Wrong Way Up
with
John Cale
(1990) Opal 7599 2642 - vinile

1. Lay My Love 4.43 - 2. One World 4.34 - 3. In The Backroom 4.01 - 4. Empty Frame 4.35 - 5. Cordoba 4.22 - 6. Spinning Away 5.25 - 7. Footsteps 3.11 - 8. Been There Done That 2.51 - 9. Crime In The Desert 3.38 - 10. The River 4.20

Musicians:
Brian Eno,
John Cale, Daryl Johnson, Robert Ahwai, Ronald Jones, Nell Catchpole, Dave Young, Roger Eno

Produced by Brian Eno
Recorded at Brian Eno's Wilderness Studio, Suffolk between April and July 1990
Enginereed by Bryan Eno
Cover by Brian Eno

Dopo tredici anni, a Brian Eno è ritornata la voce. Ha deciso, l'Archimede Pitagorico dalle fiammate multimediali, di chiudere per una volta a doppia mandata le musiche per aereoporti e quelle per i films, i santuari audiovisuali e gli zigzag ambientali per Apollo e non.
(...) A John Cale, il gallese con il cervello ben radicato nella "grande mela", la voce, al contrario, non è mai mancata. Nè tanto meno in tempi recenti, dopo il mirabile duetto in
Songs For Drella con l'odiato-amato Lou Reed: semmai, l'ugola dell'ex Velvet Underground si è progressivamente disintossicata dalle spigolosità schizoidi che regnavano sovrane dentro Artificial Intelligence, per farsi quieta, calda, rilassata.
La coppia Eno/Cale si è chiusa a Suffolk, nel Wilderness Studio di Brian, ad aprile; tre mesi più tardi ne è uscita con i dieci brani che sono l'essenza di
Wrong Way Up: un mazzo di composizioni che, a tredici anni di distanza dall'album Before And After Science e otto da Music For A New Society, fanno nuovamente palpitare il cuore della pop music "colta". Le loro, sono pure strategie obblique che, dal pezzo d'apertura (Lay My Love) a quello di chiusura (The River), si liofizzano in mille riferimenti e in mille citazioni: poggiandosi saldamente su un tappero sonoro estremamente spontaneo e facilmente memorizzabile, particelle di splendida creatività disegnano imprevedibili arie dal respiro westcostiano, miniaturizzazioni tecnopop, micro terremoti funky, sinfonie tascabili, gingilli etnico-melodici, enfasi battiatiane.
Ecco,
Wrong Way Up è l'ultima alternativa agli stili e ai generi musicali standardizzati. L'intelligenza abita qui, tra questi solchi nei quali Eno abbandona le linee sonore a senso unico che sono state ispiratirici di Here Come The Warm Jets, Another Green World, Before And After Science, per afferrare e attualizzar le "istantenee" commestibili di Music For Films e di Apollo, e per fare tesoro dell'esperienza pluriennale come produttore: in Wrong Way Up, infatti, non sono rari i "dejà vù" alla Talking Heads, i dribbling africani e certi preziosismi atmosferici legati a doppio filo con Daniel Lanois di Acadie.
In questo lavoro di oreficeria musicale, John Cale esprime al meglio il proprio background di "crooner" voluttuoso e decadente; quello, per intenderci, di
Paris 1919 e di Music For A New Society. Addomesticate dalla sua voce, canzoni come Cordoba e In The Backroom si nutrono di attimi sfuggenti, di improvvisi bagliori, di notturne suggestioni. Interprete maiuscolo, Cale dimostra di essersi ulteriormente irrobustito le ossa, dopo il severo banco di prova di Songs For Drella. Musicalmente, poi, il gallese mette in vetrina un magico affiatamento con Brian Eno.
Del resto, non è la prima volta che le strade dei due compositori si incrociano: insieme a Nico e a Kevin Ayers diedero vita al live
June 1, 1974, ipotizzando la nascita dei nuovi Velvet Underground; sempre nel '74, Eno mise in funzione i sintetizzatori dettando il sound nevrastenico di un album di John Cale, l'illustre Fear.Poi, ci si scambiò la cortesia con due blitz della viola di Cale in Another Green World e in Music For Films di Brian. Infine, è storia di un anno fa, la stesura del brano The Soul Of Carmen Miranda, gioiellino elettronico a sè stante nel mare magnum sinfonico di Words For The Dying, tributo all'opera poetica di Dylan Thomas targato Cale. Alla luce di quel brano, John Cale e Brian Eno decidono di approfondire insieme il discorso: così, le sedute di Suffolk materializzano gli incantesimi racchiusi in Wrong Way Up ma, sopratutto, rendono possibile il ritorno del Brian Eno cantante; un timido cantante autoemarginatosi per troppo tempo le cui doti vocali, oggi come allora, sono inconfondibili e indiscutibili.
La voce di Eno cammina da sola, poi lascia spazio a quella di John Cale; e ancora, procedono appaiate. A conti fatti, ancora una volta, vengono tracciate le coordinate di un nuovo pop che divora in un sol boccone questi neonati anni novanta.
Stefano Ventini da Buscadero n° 111 febbraio 1991

- Nerve Net
(1992) Opal 9362 45033 - cd

1. Fractal Zoom 6.24 - 2. Wirw Schock 5.27 - 3. What Actually Happened? 4.41 - 4. Pierre In Mist 3.47 - 5. My Squelchy Life 4.02 - 6. Juju Space Jazz 4.26 - 7. The Roll, The Choke 5.00 - 8. Ali Click 4.13 - 9. Distributed Being 6.10 - 10. Web 6.21 - 11. Web (lascaux mix) 9.44 - 12. Decentre 3.26

Musicians:
Brian Eno, Sugarfoot Moffett,
Robert Fripp, Christine West-Oram, Rod Melvin, Markus Draws, Wayne Duchamp, Curtis Pelican, Alice Ngukwe, King Hasting Kwesi Banana, Jamie West-Oram, Isaac Osapanin, Wiston Ngukwe, Ernest Darling, Cecil Stamper, Richard Bailey, Laurence Cottle, Gregg Arreguin, Bemmont Tench, Romeo Williams, Robert Quine, Neil Catchpole, Ian Dench, John Paul Jones, Rober Ahwai, Roger Eno

Produced by Brian Eno
Cover by Brian Eno

(...) Nerve Net estrae acidità dal rock, scava dissonanze dal jazz e traccia nuove coordinate per il funky. Nerve Net è un album violento e spigoloso, nel quale il ritmo si fa convulso e spezzettato e dentro cui la voce viene travestita e decodificata.
Così
Fractal Zoom vive su un drumming convulso, su un funky disarticolato o su riverberi di voce manipolata; mentre Wire Schock, affidato al canto declamatorio di Christine West-Oram, riporta alla memoria l'etnia di My Life In The Bush Of Ghosts e i duetti synth-chitarra (quest'ultima nella mani di Robert Fripp) di Baby's On Fire.
What Actually Happened? invece, ci ricollega ai Cabaret Voltaire della prima ora, mentre Pierre in Mist si insinua in uno swing elettronico da spy story.
Squelchy Life torna alla frammentazione ritmica, fra voci recitanti e un vociare infantile; Juju Space Jazz lascia partire cupi rintocchi elettronici, si evolve in fusion e lancia una chitarra da club anni cinquanta. E ancora: The Roil, The Choke che corre lungo percussioni afro, con la voce recitante di Eno a disegnare atmosfere alle Before And After Science; Ali Click, uno strepitoso funky con rap-filastrocca e gingilli elettronici in ordine sparso: Distributed Being; ovvero è Fripp in stato di grazia; Web e Web 2; ambient riveduta e corretta dal pianoforte di Roger Eno. Infine Decentre, esercizio di bravura del solitario Brian, al pianoforte.
Splendido nella sua perversione,
Nerve Net, visione cupa di una società allo sbando. è il nuovo prodigio del "Grande Alchimista". (...)
Stefano Ventini da Buscadero n° 129 ottobre 1992

- On Land
(1982) Polydor 2311 107 - vinile

1. Lizard Point 4.30 - 2. The Lost Day 9.29 - 3. Tal Coat 5.48 - 4. Shadow 3.03 - 5. Lantern Marsh 5.35 - 6. Unfamiliar Wind 5.16 - 7. A Clearning 4.06 - 8. Dunwich Beach, Autumn 1960 7.08

Musicians:
Brian Eno, Michael Beinhorn, Axel Gros,
Bill Laswell, Jon Hassell, Michael Brook, Daniel Lanois

Produced by Brian Eno
Cover by Brian Eno

Ambient quattro è planato. Dopo una lunga e fervida attesa, EG Records si è decisa alla mossa. Quaranta, i giorni necessari, all'allineamento con le consociate estere, un album che per motivi oscuri è rimasto a maturare nei magazzini londinesi, un disinteresse (forse) in patria, derivante dalla coscienza "dell'europeismo" del personaggio.
On Land: visione onirica di mondi soffusi, distorti, lontani, immaginari. La celebrazione, il divismo, la lucida coscienza di un'impossibile mutazione, il concorso voluto, nella sgretolazione della materia. Cibernetica che diviene musica, esistenzialismo quartomondista, o spiccia filosofia di tutti i giorni. Ipotesi, supposizioni, per ora senza risposta.
On Land, strega, è magia, è culto della letteratura fantastica, improbabile "soundtrack for liquid pleasure". On Land, transizione dolorosa dalla coscienza di essere, all'impotenza della reazione. Ambiente industriale, proto-nucleare, che permea di una leggera rugiada (radioattività) la nostra fantasia e, lentamente, ci trascina in buie e profonde lande, abitate dal silenzio siderale e dall'antimateria cosmica. Nell'eccezione dei termini è compreso anche l'esatto opposto, decuplicando così la fruizione dell'involucro.
Lizard Point, pezzo d'apertura, vede la collaborazione del nucleo storico dei Material. Bill Laswell e Michael Beinhorn, e il pezzo risulta anche essere l'unico coofirmato. La presenda dei due non può dare adito a supposizioni del tipo: Eno è interessato ai Material, e già sta preparando il terreno per i prossimi lavori. Ben inteso che Lizard Point, non è un pezzo funky, la presenza dei due è molto velata dai filtri di Eno.
The Lost Day, su tutti, emerge per la potenza evocatrice, per la mole di loop in esso contenuto, e per il lento svolgersi. Shadow, la chiusura della prima parte ha nella tromba di Hassell, il perno su cui costruire un'improbabile danza. Unfamiliar Wind, è il nostro deltaplano che vola nelle correnti ascensionali, contro nubi e tempeste, è la coscienza di essere nella corrente giusta, energia sconosciuta di movimento. La fine Dunwich Beach, Autumn 1960, è lo scorrere dei ricordi d'infanzia attraverso una lettura elettronica, la composizione su video di immagini, forme e colori appena abbozzate, è l'inesorabile moto del tempo.
Su tutte le composizioni, quindi, una forte componente onirica, un tratto discreto che possa aiutare la nostra fantasia a ricomporre frammenti del passato. Da notare il forte incupimento delle musiche, dettate forse, dalla coscienza di un imbarbarimento della vita quotidiana (?). Un disco carico di fascino oscuro, che soddisferà appieno gli amanti dell'elettronica dark, e che richiamerà in diversi passaggi Conal di Schnitzleriana memoria.
Brian Eno ancora una volta ha saputo sorprenderci nel giusto momento.
Angelo Gaiazzi Buscadero n° 16 maggio 1982

- Apollo
(1983) EG Records 813 535 - vinile

1. Under Stars 4.24 - 2. The Secret Place 3.33 - 3. Matta 4.15 - 4. Signals 2.42 - 5. An Ending 4.22 - 6. Under Stars II 3.16 - 7. Drift 3.04 - 8. Silver Morning 2.40 - 9. Deep Blue Day 3.57 - 10. Weightless 4.32 - 11. Always Returning 3.52 - 12. Stars 7.30

Musicians:
Brian Eno, Roger Eno, Daniel Lanois

Produced by Brian Eno and Daniel Lanois
Cover by Russell Mills

Un gigantesco apparato di leggi e rapporti non scritti decide, con minima percentuale di fallibilità, quale suono verrà premiato e quale punito, chi scalerà le classifiche e chi resterà in un tenebroso anonimato. In tutto questo c'è qualcosa di assolutamente lugubre, ed è che ogni prodotto ha scritto addosso, sin dalla nascita, il suo prevedibile destino.
Per qualche strana e indecifrabile alchimia, Eno ha saputo scavalcare questa odiosa regola, in forza di un nome ormai prestigioso che gli permette di mettere su vinile qualsiasi nuova idea, per quanto bizzarra possa essere. Da sempre Eno obbedisce ciecamente ai propri umori. Se così non fosse, se Eno si piegasse alla domanda del mercato, non faticherebbe certo a cucinare un disco alla moda, trattato con i "sapori" che lui solo conosce e destinato a piazzarsi inesorabilmente in ogni "top ten" che si rispetti.
(...)
Apollo è un disco di non facile commestibilità. Questo suomo mestamente caotico e lontano, funestato da rumori, un suono che resta sempre fuori fuoco e tende a confondersi con lo sfondo, depone a sfavore della "popolarità" e ne impedirà certamente un "consumo di massa".
Lento, quasi avesse difficoltà ad avviarsi, il primo lato pesca sequenze da
Music For Film (Under Stars II), da Decreet Music (An Ending), e indugia nei territori desertici di On Land.
Eno abita ormai luoghi sui quali la forza di gravità non ha più alcun potere ed ogni movimento è sciolto, libero, senza vincoli.
Apollo aspira a divenire lo spazio stesso dell'uomo sulla luna, cerca di dire l'inpercettibile rumore delle "sfere celesti". Eno sembra volerci dire che i grandi spazi sono il luogo della levità, dell'assenza di calcolo, della libertà; la sua musica è simile ad un vento che non si preoccupa di sillabare alcunchè - se non le parole che gli regala il caso... Non manca di sorprendere, in tal senso, l'irruzione di sonorità "hawaiane" (la chitarra di Daniel Lanois) e un profumo di West Coast che infesta episodi come Silver Morning, Deep Blue Day, Weighthless.
Un suono datato, noto, che solo Eno si può permettere di citare senza cedere nel ridicolo - e noi possiamo leggerla come un ironico "regolar l'orologio" con il suono di quindici anni fa, visto che questa era la musica che avvolgeva la terra quando l'uomo ha messo piede sulla luna. E poi c'è il lusso di potersi concedere il piacere di qualcosa di assolutamente demodè senza dover rendere conto a nessuno, se non al proprio desiderio. (...)
Antonio Curtoni da Buscadero n° 30 ottobre 1983

- Thrusday Afternoon
(1985) EG Records egcd 64 - cd

1. Thursday Afternoon 60.58

Brian Eno solo

Produced by Brian Eno
Engineering by Daniel Lanois and Tim Hunt
Cover painting by Tom Phillips

(...) Thursday Afternoon è la distillazione estrema dell'essenza ambient, un fondale sonoro di lente dissolvenze cromatiche che avvolge le meningi per sessantun minuti filati. Lo scenario si svolge su quattro piani percettivi: una serie di note della scala pentatonica sparse a intervalli regolari da pianoforti alonati, un accordo costante di synth polifonico variabile solo in frequenza e risonanza, un flusso ciclico di infra-bassi, e il balenio a sorpresa di colori medio-acuti.
Le sonorità ovattate abbinano la suggestione aerea di
Music For Airports e dei lavori con Harold Budd all'impenetrabile universo sotterraneo di On Land. Aloni e riverberi sono i veri protagonisti, suggerendo suoni potenziali e immaginari più importanti di quelli realmente percetibili.
La precisione e l'assoluta fedeltà del Compact Disc scoprono i risvolti più nascosti della musica di Eno, donando un'ulteriore profondità tridimensionale con la potenza dei bassi e la spazialità dell'immagine stereo.
La concentrazione richiesta all'ascoltatore è assoluta, ma se si riesce a superare l'impressione di immobilità monolitica si penetra in un limbo di profonda astrazione, più arcano e inafferrabile di quando Eno abbia evocato prima d'ora. Se invece l'ambient-music vi lascia dubbiosi o annoiati, questo
Thursday Afternoon è la suprema proocazione al rifiuto definitivo.
Massimo Bracco da Buscadero n° 54 dicembre 1985

- Music For Film III
(1988) Opal 925 769 - vinile

1. Saint Tom 3.35 - 2. White Mustang 3.01 - 3. Sirens 3.08 - 4. Zaragoza 3.05 - 5. Quixote 3.30 - 6. Fleeting Smile 2.30 - 7. Kalimba 2.17 - 8. Tension Block 3.09 - 9. Err 4.02 - 10. Four Minutes Warning 3.53 - 11. For Her Atoms 3.33 - 12. Balthus Bemused By Color 3.17 - 13. Theme From "Creation" 3.04

Musicians:
Brian Eno, Daniel Lanois,
Laraaji, Roger Eno, Michael Brook, John Paul Jones, Misha Mahlin, Lydia Theremin, Harold Budd

Produced by Brian Eno

- Music For Film
(1978) Eg egs 105 - vinile

1. Aragon 1.39 - 2. From The Same Hill 2.58 - 3. In Land Sea 1.25 - 4. Two Rapid Formations 3.24 - 5. Slow Water 3.15 - 6. Sparrowfall I 1.13 - 7. Sparrowfall II 1.52 - 8. Sparrowfall III 1.24 - 9. Alternative Three 3.12 - 10. Quartz 2.01 - 11. Events In Dense Fog 3.46 - 12. There Is Nobody 1.43 - 13. Patrolling Wire Borders 1.42 - 14. A Measured Room 1.02 - 15. Task Force 1.21 - 16. M 386 2.50 - 17. Strange Light 2.10 - 18. Final Sunset 4.10

Musicians:

Brian Eno, Phil Collins, Percy Jones, Paul Rudolph, Bill McCormick,
John Cale, Robert Fripp, Dave Mattacks, Fred Frith, Rod Melvin, Rhett Davis

Produced by Brian Eno

- Neroli
(1993) All Saint ascd 15 - cd

1. Neroli (thinking music part IV) 57.58

Musicians:

Brian Eno solo

Produced by Brian Eno
Recorded at the Wilderness Studios, Suffolk



- After The Heat
(1978) Sky 3021 - cd

1. Foreign Affairs 3.30 - 2. The Belldog 6.16 - 3. Base And Apex 4.29 - 4. Tzima N'Arki 4.30 - 5. Luftscholoff 3.10 - 6. Oil 4.12 - 7. Broken Head 5.25 - 8. Light Arms 1.29 - 9. The Shade 3.08 - 10. Old Land 4.10

Musicians:
Brian Eno,
Hans Joachim Roedelius, Mobi Moebius, Holger Czukay

Produced by Brian Eno, Hans Joachim Roedelius, Mobi Moebius and Conny Plank
Recorded at Conny's Studio Engineering by Conny Plank
Cover photo by Martha Roedelius

- Cluster & Eno
(1977) Sky 010 - vinile

1. ho Renono 5.10 - 2. Schome Hande 3.00 - 3. Steinsame 4.20 - 4. Wehrmut 5.00 - 5. Mit Simaen 1.30 - 6. Selange 3.30 - 7. Die Bunge 3.50 - 8. One 6.00 - 9. Fur Lulse 3.50

Musicians:
Brian Eno,
Hans Joachim Roedelius, Mobi Moebius

Recorded at Conny's Studio on June 1977
Engineering by Conny Plank
Produced by Cluster and Conny Plank

- Before And After Science
(1977) Polydor 2310 547 - vinile
1. No-One Receiving 3.41 - 2. Backwater 3.42 - 3. Kurt's Rejoinder 2.53 - 4. Energy Folls The Magician 2.03 - 5. King's Lead Hat 3.57 - 6. Here He Comes 5.39 - 7. Julie With... 6.24 - 8. By This River 3.01 - 9. Through Hollow Lands 4.15 - 10. Spider And I 4.25

Musicians:
Brian Eno, Phil Collins, Percy Jones, Paul Rudolph, Rhett Davis, Jaki Liebezeit, Dave Mattacks, Shirley Williams, Kurt Schitters,
Fred Frith, Andy Fraser, Phil Manzanera, Robert Fripp, Hans Joachim Roedelius, Mobi Moebius, Bill MacCormick, Brian Turrington

Produced by Brian Eno and Rhett Davies

- Another Day On Earth
(2005) Hanniball hncd 1475 - cd

1. This - 2. And Then So Clear - 3. A Long Way Down - 4. Going Unconscious - 5. Caught Between - 6. Passing Over - 7. How Many Worlds - 8. Bottonliners - 9. Just Another Day - 10. Under - 11. Bonebomb

Musicians:
Brian Eno, Leo Abrahams, Alfreda Benge, Tim Booth, Michael Bracewell, Neil Catchpole, Marcus Draws, Michel Faber,
Robert Fripp, Danny Hillis, Steve Jones, Clare Kenny, Annie Lennox, Eck Ogilvie-Grant, Lola Perrin, Crispin Robinson, Peter Schwalm, Clodagh Simonds, Noel Wallace, Robert Wyatt

Produced by Brian Eno
Cover photo by Brian Eno

- Taking Tiger Mountain
(1974) Polydor Deluxe 5305 - vinile

1. Burning Airlines Give You So Much More 3.18 - 2. Back In Judy's Jungle 5.16 - 3. The Fat Lady Of Limbourg 5.03 - 4. Mother Whale Eyeless 5.45 - 5. The Great Pretender 5.11 - 6. Third Uncle 4.48 - 7. Put A Straw Under baby 3.25 - 8. The True Wheel 5.11 - 9. China My China 4.44 - 10. Taking Tiger Mountain 5.32

Musicians:
Brian Eno,
Phil Manzanera, Brian Turrington, Freddie Smith, Robert Wyatt, Andy McKay, Phil Collins, Polly Eltes

Produced by Brian Eno
Recorded at Island Studios London on September 1974
Engineering by Rhett Davis
Cover art by Andrew Day

- Small Craft On A Milk Sea
with Jon Hopkins and Leo Abrahams
(2010) Warp 207 - cd

1. Emerald And Lime - 2. Complex Heaven - 3. Small Craft On A Milk Sea - 4. Flint March - 5. Horse - 6. Two Forms Of Anger - 7. Bone Jump - 8. Dust Shuffle - 9. Paleosonic - 10. Slow Ice, Old Moon - 11. Lesser Heaven - 12. Calcium Needless - 13. Emerald And Stone - 14. Written, Forgotten - 15. Late Anthropocene

Musicians:
Brian Eno, Jon Hopkins, Leo Abrahams, Jez Wiles

Produced by Brian Eno and Jon Hopkins
Recorded at Soundmasters
Engineering by Pete Chilvers
Cover photo by Nick Robertson

Leo Abrahams collabora con Brian Eno, sia in studio che dal vivo, dai tempi di Drawn From Life (20001). Jon Hopkins è uno dei produttori più quotati in Europa degli ultimi dieci anni. Dopo averlo incontrato in un negozio di strumenti musicali Eno lo ha invitato a collaborare su alcune tracce dell'ultimo lavoro dei Coldplay (Life In Technicolor è farina del suo sacco).
Per il suo nuovo album in studio, Small Craft On A Milk Sea, Brian Eno ha voluto Abrahams e Hopkins al suo fianco. Prima delle registrazioni i tre hanno spesso suonato insieme dal vivo. Esperienza che è valsa a creare una forte sintonia. Il risultato è sbalorditivo.
Nella parte iniziale e in uella finale del disco Eno, Abrahams e Hopkins scrivono alcuni nuovi capolavori di ambient music(Emerald And Lime, Complex Heaven, Small Craft On A Milk Sea, Slow Ice, Old Moon, Lesser Heaven, Emerald And Stone). Nel bel mezzo della scaletta stupiscono con sonorità che oltrepassano i confini della musica ambient, così come quelli dell'universo digitale della stessa Warp: Flint March è una corsa contro il tempo come potrebbe immaginarla Steve Roach; Horse è una visione di dubstep cerebrale, svuotato dalla sua componente fisica; Two Forms Of Anger un omaggio all'arte del rumore, un incontro supersonico tra Aphex Twin e LCD Soundsystem; Paleosonic una sorta di fantascientifico omaggio hendrixuano.
Roberto Mandolini da Rock&Rilla n° 363 novembre 2010

- Lux
(2012) Warp 231 - cd

1. Lux (part One) - 2. Lux (part Two) - 3. Lux (part Three) - 4. Lux (part Four)

Musicians:
Brian Eno, Leo Abrahams, Neil Catchpole

Produced by Brian Eno
Engineering by Kevin Metcalfe
Recorded at The Soundmasters
Cover art by Brian Eno



- The Ship
(2015) Warm 272- cd

1. The Ship - 2. Fickle Sun -a) Fickle Sun -b) The Hour Is Thin - c) I'm Set Free

Musicians:
Brian Eno, Peter Chilvers, Leo Abrahams, Jon Hopkins, Neil Catchpole, Peter Serafinowicz, Nuria Homs, Menbers Of The  Elgin Marvels

Produced by Brian Eno
Engineering by Brian Eno and Peter Chilvers

Cover art by Brian Eno

E giunse il giorno in cui Brian Eno tornò a far sentire la propria voce. Il destro per tornare a cantare glielo ha dato quest'opera in quattro tracce, in origine destinata ad un'installazione artistica e parzialmente ispirata dall'affondamento del Titanic.
Non un "album tradizionale quanto un romanzo musicale", come ha spiegato lui stesso. Naturalmente, troppa acqua è passata sotto ai ponti e non siamo più dalle parti di Before And After Science. A dominare sono piuttosto le pratiche ambient a cui il geniale artista/produttore ci ha da anni abituato, in particolare nella lunga atmosferica traccia che dà il titolo all'album.
A scompaginare le attese, e a far gridare al miracolo, sono rispettivamente: Fickle Sun dove sembra di ritrovare le atmosfere berlinesi di Warsawa; e lo strepitoso finale avviato dal recitativo dell'attore Peter Serafinowicz, The Hour Is Thin, che sfocia nella rivisitazione di I'm Set Free dei Velvet Underground, con la voce di Eno finalmente in primo piano, degna di battersela con l'originale loureediano.
Francesco Donadio da Vinile, luglio 2016